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IL SOLE NERO

I due volti della depressione

Il disturbo depressivo maggiore (DDM), noto anche come depressione clinica, è una condizione di salute mentale caratterizzata da sentimenti persistenti e intensi di tristezza, disperazione e mancanza di interesse o piacere nelle attività quotidiane. 

I sintomi del DDM possono variare da persona a persona, ma ci sono diversi segnali comuni che indicano la presenza di questo disturbo, come ad esempio umore depresso con una sensazione pervasiva di tristezza, vuoto o senso di abbattimento, una marcata perdita di interesse o di piacere in attività che un tempo erano apprezzate, aumento o diminuzione dell’appetito, insonnia o ipersonnia, senso di inutilità o senso di colpa eccessivi. Nei casi più gravi possono essere presenti anche pensieri ricorrenti di morte o suicidio. 

L’impatto del disturbo depressivo maggiore sulla vita di una persona può essere profondo. Può influire su ogni aspetto del funzionamento, comprese le relazioni personali, il rendimento lavorativo o accademico e la salute fisica. Il disturbo depressivo maggiore può portare a un ritiro sociale, a una riduzione della produttività e a difficoltà nel mantenere l’igiene personale o nell’adempiere alle proprie responsabilità.

La psicoterapia psicodinamica può essere utile per le persone affette da depressione clinica in diversi modi, partendo da una valutazione delle dinamiche psicologiche dominanti sottese ai sintomi, allo scopo di individuare sottotipi di depressione per poi identificare il trattamento più adeguato. 

Sydney Blatt, un importante psicoanalista e ricercatore, ha proposto una teoria della depressione che la classifica in due forme principali: depressione anaclitica e depressione introiettiva o autocritica. Queste forme sono caratterizzate da distinte dinamiche psicologiche sottostanti.

La depressione anaclitica, nota anche come depressione dipendente, è caratterizzata da una paura primaria dell’abbandono e della perdita ed e’ spesso scatenata da questo tipo di esperienze. Gli individui affetti da questa forma di depressione tendono ad avere un intenso bisogno di relazioni strette e possono diventare ansiosi o angosciati quando percepiscono una mancanza di sostegno o di connessione emotiva da parte degli altri. Le relazioni con gli altri, soprattutto il partner sentimentale, sono molto importanti e senza di esse si avvertono sentimenti di vulnerabilità e ricerca di rassicurazioni e conferme emotive dagli altri. A tutto ciò si collega una intensa paura dell’abbandono e un umore fortemente dipendente dalle vicissitudini relazionali con intensi sbalzi d’umore, tristezza, disperazione e vuoto di fronte ad una perdita o una mancanza di legame nelle loro relazioni.

La depressione autocritica, detta anche depressione introiettiva, è caratterizzata da un’intensa autocritica e da sentimenti di fallimento personale. Gli individui affetti da questa forma di depressione tendono a essere molto autocritici e ad avere standard e aspettative elevate per se stessi. Spesso ruminano sui difetti, fallimenti e carenze che percepiscono, avvertendo un persistente senso di inadeguatezza e di auto-colpevolizzazione, che poi li porta a nutrire un’intensa rabbia verso se stessi. 

Anche il perfezionismo fa parte di questo sottotipo. Infatti questi soggetti si pongono standard irrealisticamente elevati e lottano con la sensazione di non essere mai abbastanza adeguati. Possono impegnarsi in una costante autovalutazione e provare profonda vergogna e senso di colpa quando non riescono a soddisfare le aspettative che si sono imposti.

Comprendere il sottotipo psicodinamico di un disturbo depressivo e’ utile per progettare un trattamento adeguato. 

Nella depressione anaclitica e’ importante sviluppare una relazione terapeutica sicura ed empatica. Il terapeuta deve fornire un ambiente di sostegno per affrontare la paura dell’abbandono del paziente e facilitare l’esplorazione dei problemi legati all’attaccamento, spesso legati a una storia evolutiva costellata da interruzioni e perdite. La psicoterapia può focalizzarsi sull’accrescimento dell’autonomia e dell’autostima personale e sullo sviluppo di modelli relazionali più funzionali in cui gli altri non vengono considerati solo nella loro funzione di appoggio (analitica). 

Anche nella depressione introiettiva o autocritica e’ importante lo sviluppo di una forte relazione terapeutica. Il terapeuta deve offrire all’individuo uno spazio sicuro e non giudicante per esprimere i propri pensieri e sentimenti autocritici, comprendere le prime esperienze di vita dell’individuo, in particolare quelle che hanno contribuito allo sviluppo delle tendenze autocritiche e promuovere una riconsiderazione degli standard ideali che orientano il paziente e una maggiore accettazione di se’. 

BIBLIOGRAFIA:

Blatt, S. J., & Zuroff, D. C. (1992). Interpersonal relatedness and self-definition: Two prototypes for depression. Clinical Psychology Review, 12, 527–562.

Blatt, S. J. (1974). Levels of object representation in anaclitic and introjective depression. The Psychoanalytic Study of the Child, 29, 107–157.

Morrison, J. (2014) DSM-5 made easy. Edizioni Edra

Krause, M. Behn, A. Depression and personality dysfunction: Towards the understanding of complex depression. 

Depression and Personality Dysfunction, 1-13, 2021

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